17 Dicembre 2018

6° Simposio Annuale di Radioterapia UPMC

6° Simposio Annuale di Radioterapia UPMC

Confronto multidisciplinare sulla radioterapia stereotassica: esperti connessi per meglio gestire le moderne tecnologie al servizio del paziente 

Il fondamentale ruolo della radioterapia stereotassica, per un trattamento preciso e localizzato della lesione neoplastica anche in aree particolarmente complicate da irradiare, e le sue modalità di interazione con le altre discipline. È quanto approfondito nel corso del 6° simposio annuale UPMC sul “Ruolo della radioterapia stereotassica nella patologia oncologica discussa negli ambulatori multidisciplinari”, all’Auditorium Via Veneto dove, il 14 e 15 dicembre 2018, diverse figure professionali come radioterapisti, oncologi, chirurghi, fisici sanitari hanno avuto modo di confrontarsi sulle nuove opportunità del settore. L’approccio multidisciplinare e la concertazione tra professionisti, dunque, insieme alle tecnologie avanzate, all’integrazione tra più tipologie di trattamento e all’attenzione per il paziente, sono questi i cardini intorno ai quali ruotano le migliori cure, soprattutto in ambito oncologico.

Ad aprire i lavori del simposio il Prof. Giovanni Vizzini, COO di UPMC Italy e direttore medico e scientifico di UPMC | Salvator Mundi International Hospital che, dopo aver presentato il gruppo UPMC, ha annunciato il progetto di realizzare una vera e propria rete di centri di oncologia che dagli USA si estenderà in Italia e avrà come base a Roma il centro di radioterapia UPMC San Pietro FBF e UPMC | Salvator Mundi. “Al centro di tutto per noi c’è il paziente – sottolinea il Prof. Vizzini – con i suoi valori e le sue esigenze, in un contesto in cui le tecnologie sono sempre più elevate ed i trattamenti più mirati, di massima precisione”.

“Progressi e possibilità di ricorrere a diverse terapie negli ultimi anni sempre in crescita – sottolinea il Prof. PierCarlo Gentile, direttore medico del centro di radioterapia ad alta specializzazione UPMC San Pietro FBF e responsabile della Radioterapia dell’ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma -Terapie tradizionali chirurgiche, sistemiche-farmacologiche, radioterapiche che hanno necessità di interagire tra loro. Oltre alla disponibilità delle attrezzature e alle linee guida, ai protocolli di trattamento, alla base del nostro lavoro deve esserci la concertazione, lo studio dei casi clinici, l’attualizzazione delle pratiche. La radioterapia stereotassica, nei casi in cui è possibile applicarla, permette oggi di ridurre la durata di un trattamento radioterapico dalle classiche 5-6 settimane a 3-5 sedute. Fondamentale è utilizzare i dati che otteniamo dalla nostra pratica clinica nel modo più corretto e costruttivo possibile. Di fronte alla patologia oncologica del paziente, il confronto deve avvenire tra le diverse figure professionali, a partire dagli ambulatori multidisciplinari della struttura sanitaria e tra istituti diversi, in ambito regionale, nazionale ed internazionale”.

Il simposio, grazie agli interventi di numerosi relatori esperti provenienti da importanti strutture sanitarie nazionali, americane e portoghesi, ha affrontato il tema del trattamento delle lesioni neoplastiche nei diversi distretti corporei: encefalo, addome, torace e pelvi. In primo piano, in questa due giorni, i punti di forza della radioterapia stereotassica: la scarsa tossicità e le ridotte tempistiche di intervento che richiede. Oltre all’importanza di attivare programmi di immunoterapia oncologica.

“Le moderne ed elevate tecnologie dunque devono essere al servizio del paziente”, come analizza il Prof. Vincenzo Valentini, direttore del Dipartimento di diagnostica per immagini, radioterapia oncologica ed ematologia della Fondazione Policlinico universitario Gemelli IRCCS. Nell’era delle app, delle reti informatiche, dei sistemi di interconnessione delle banche dati, l’informazione non manca di certo ma va analizzata, approfondita e gestita, calata sulla singola persona. “Anche le conoscenze sono robotizzate oggi – osserva il Prof. Valentini – Ogni sintomo ha un suo corredo di patologie che lo sostengono, vengono proposte delle diagnosi e ‘modellizzati’ i saperi, ma le singole variabili devono essere messe in relazione ed è la connessione, la concertazione che dà valore al sistema”.